Second Republic

Verso la fine degli anni '80 e '90, la corruzione divenne un problema endemico all'interno della politica italiana. La classe media italiana divenne sempre meno soddisfatta dei propri politici fino ad arrivare al periodo storico denominato 'Tangentopoli'. Un periodo che mise alla luce tematiche scottanti, un composto tossico formato da politici che da tempo erano parte del Parlamento, corruzione senza freni, debito statale di entità enormi e il potere onnipresente della mafia all'interno della vita pubblica.

Subito dopo il collasso dell'Unione Sovietica, una serie di eventi diedero vita a investigazioni onnicomprensive che portarono al tentativo di ripulire la politica italiana. L'operazione giudiziaria tentò di fare chiarezza sulla corruzione nella politica italiana e venne chiamata Mani Pulite. Il risultato furono molti arresti e una serie di referendum che ebbero luogo durante il 1993, questi portarono all'approvazione di cambiamenti all'interno del sistema di voto, tra i vari risultati ottenuti. Durante le seguenti elezioni del 1994, 452 deputati su 630 vennero sostituiti e 213 di 315 senatori persero i loro seggi. Questo cambiamento politico radicale portò alla formazione della Seconda Repubblica.

I votanti persero completamente la fiducia nei partiti politici tradizionali e di conseguenza un nuovo arrivato all'interno della scena politica entrò con forza al potere. Silvio Berlusconi venne eletto come Primo ministro dopo essere divenuto il capo di un nuovo partito chiamato 'Forza Italia'. In ogni caso, la sua coalizione si dimostrò fragile una volta perso il supporto dei loro alleati più importanti, la Lega Nord. Berlusconi venne quindi obbligato a dimettersi. La Costituzione italiana offriva l'opzione per un Governo di transizione, questo venne guidato dal Primo ministro Lamberto Dini che traghettò il Paese fino alle successive elezioni del 1996.

In questo periodo, i partiti di sinistra si riorganizzarono e fortificarono, arrivando a vincere le successive elezioni con una coalizione chiamata 'L'ulivo', comandata da Romano Prodi. Il Governo durò solamente due anni, prima di essere totalmente abbattuto da un voto di sfiducia nel 1998. Venne quindi formato un nuovo Governo sotto la leadership dell'ex comunista Massimo D'Alema, ma dopo aver raggiunto scarsi risultati durante le elezioni regionali anche il nuovo presidente dovette rassegnare le dimissioni. Ancora una volta fu necessario trovare una soluzione e il Presidente nominò l'ex primo ministro Giuliano Amato, un socialdemocratico già parte del Governo durante la Prima Repubblica.

Nel 2001 ci furono nuove elezioni nazionali e Silvio Berlusconi riuscì a tornare nuovamente al potere con una nuova coalizione di centro chiamata 'La casa delle libertà'. Questa coalizione venne formata da differenti partiti: Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega Nord, Centro Cristiano Democratico e i Cristiani Democratici Unici. Questo Governo durò stranamente per lungo tempo, fino alle nuove elezioni del 2006, quando Romano Prodi tornò sorprendentemente al potere. Fu in ogni caso obbligato a dimettersi nuovamente dopo un solo anno. Il Presidente italiano Giorgio Napolitano, chiese all'ex Presidente del consiglio di restare in carica fino a quando perse nuovamente il voto di fiducia e vennero richieste delle nuove elezioni nel gennaio 2008.

Queste elezioni portarono allo scenario politico attuale. I principali partiti di centro-sinistra si unirono sotto il nome di 'Partito Democratico' creato dall'ex sindaco di Roma, Walter Veltroni. I partiti di centro-destra si unirono sotto il nome 'Il popolo delle libertà', guidato da Silvio Berlusconi. Fu proprio Berlusconi a vincere le elezioni con una larga maggioranza, parlando in termini di politica italiana.
In ogni caso, l'avvento e sviluppo rapido della crisi europea verso la fine del 2011, assieme ai dubbi riguardanti la capacità di Berlusconi di creare le riforme necessarie per migliorare la situazione italiana, portò vari membri del suo partito a ritirare il loro supporto durante una votazione cruciale in Parlamento, obbligando il Primo ministro a dimettersi nuovamente.
Seguendo le leggi imposte dalla Costituzione italiana, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano creò un nuovo Governo nominando dei tecnocrati europei (amministratori non eletti) sotto la leadership di Mario Monti. Il Presidente sperava nelle capacità e nell'esperienza di questi uomini dalle grandi conoscenze tecniche per calmare la situazione finanziaria volatile dei mercati.
I politici eletti, forse riluttanti al fatto di dover accettare la colpa per decisioni impopolari, supportarono il Governo e continuarono a supportare tale sviluppo politico per lungo tempo. In ogni caso, il voto di fiducia era sempre pendente e avrebbe portato immediatamente a nuove elezioni.
Questo avvenne nel dicembre 2012, quando Silvio Berlusconi ritirò il suo supporto al Governo Monti, e questo portò a nuove elezioni nel febbraio 2013. Durante la successiva campagna elettorale, nonostante si trovasse indietro durante i primi sondaggi, Berlusconi utilizzò la sua grande esperienza nelle campagne politiche e pubblicitarie per riuscire a guadagnare il supporto degli italiani nei confronti della coalizione di centro-destra, pareggiando secondo i sondaggi la popolarità della coalizione di centro-sinistra.
Allo stesso momento, Pier Luigi Bersani, il Segretario del Partito Democratico, venne criticato dopo la vittoria della sua coalizione e non riuscì a raggiungere il supporto atteso.
Mario Monti, venne persuaso a prendere parte alle elezioni e ricevette un supporto minimo da parte dalla popolazione che era stata critica e cinica sin dall'inizio in merito alle sue politiche. Gli alleati di Monti all'interno della coalizione centrista vennero esclusi dal Parlamento.

La grande sorpresa di queste elezioni fu l'enorme successo del Movimento Cinque Stelle creato da Beppe Grillo. Si trattava essenzialmente di un partito di protesta fondato da pochi anni. Grillo riuscì ad utilizzare i social media e le tecnologie Web con grande successo, in modo da trasmettere il suo messaggio a milioni di giovani italiani. Puntò sul grande numero di italiani frustrati dalla corruzione politica, dall'incapacità dei politici nel creare delle norme che portassero a risultati e dall'inadeguatezza totale dei politici attuali, dimostratisi da tempo non in grado di prendersi cura degli interessi della gente comune. Grillo riuscì a trasformare tutto questo in un movimento di protesta che divenne presto una forza politica di peso.
I risultati delle elezioni diedero il controllo della Camera bassa (grazie ai seggi extra garantiti al partito in grado di ottenere la maggior parte dei voti) a Bersani e alla coalizione di centro-sinistra. Il risultato del Senato vide la coalizione guidata da Bersani ottenere alcuni seggi in meno rispetto alla coalizione di Berlusconi.

Il sistema politico italiano richiede che una legge venga accettata nella stessa forma da entrambe le Camere, e l'impossibilità di avere una maggioranza chiara al Senato impedì al Governo di lavorare in completa tranquillità e autonomia. Questo portò il Governo di centro-sinistra a una completa paralisi.

Il partito di Grillo ottenne poco più del 25% dei voti, e questo lo rese il partito singolo con più voti in Parlamento. Il PD e il PDL ricevettero più o meno gli stessi voti e il Movimento Cinque Stelle divenne quindi l'ago della bilancia del potere, ma si rifiutò di appoggiare una delle due coalizioni e non si riuscì quindi a formare un Governo con un ampio margine di manovra. Di conseguenza si tornò alle urne elettorali, i Cinque Stelle speravano di vincere e incrementare ulteriormente la loro percentuale di voti.
Il fatto che il 90% dei votanti avessero rifiutato le politiche del precedente Governo tecnico nominato dal presidente Napolitano, lasciò realmente poche alternative. Il presidente decise quindi di permettere al processo democratico di fare il suo corso.
Il presidente Napolitano persuase tutti i partiti principali ad unirsi in una grande coalizione in modo da permettere al Governo di continuare. Il 'Movimento 5 Stelle' di Beppe Grillo si rifiutò e decise di rimanere al di fuori. Venne nominato Enrico Letta come Primo ministro con il compito di gestire l'improbabile alleanza.

Non ci volle molto per far collassare il Governo fragile guidato da Enrico Letta. Il 22 febbraio 2014, Matteo Renzi venne nominato Primo ministro. Si trattò del terzo Presidente del Coniglio a svolgere l'incarico senza essere stato eletto tramite un'elezione generale.
Dopo che la Corte Suprema dichiarò incostituzionale la legge elettorale esistente, il Presidente italiano Giorgio Napolitano rimase con poche opzioni e dovette creare una nuova coalizione mentre veniva riformata la legge elettorale.